Can we ask 2 questions? Yes, we can

19 Mar

Almeno così credevamo, ma ahinoi il sogno si è infranto e con una rapidità spaventosa. E dire che ci contavamo sul serio, in fondo sono parole sue: “Si può fare”. Evidentemente ci dev’essere una lista nascosta di cosa si può fare, oppure è scritto molto molto in piccolo.

Comunque prepariamo lo striscione e stampiamo i volantini e nonostante la pioggia andiamo a incontrare Veltroni. Entriamo e, un po’ per mimetizzarci un po’ per necessità, recuperiamo due bandiere del PD – utilissime per alzare lo striscione – e trepidanti attendiamo. Ripassiamo il da farsi neanche troppo sottovoce, tanto che qualcuno ci nota: fortunatamente nessuno di pericoloso. Alla fine arriva. Veltroni entra in sala ed è tutto uno sbandierare e un cantare Jovanotti, sulle note di “Mi fido di te”, coperti dal trambusto prepariamo lo striscione e aspettiamo che tutto si calmi. Appena lo sbandieramento finisce srotoliamo lo striscione. TADAN! La richiesta è così semplice che chiunque potrebbe capirla: “possiamo fare 2 domande?”. La gente ci guarda con aria interrogativa: quelli che riescono a leggere la scritta si domandano cosa mai vorremmo chiedere, mentre quelli che non riescono a leggerla probabilmente pensano sia un messaggio d’amore per Veltroni.

Non passa molto tempo prima che arrivi il primo scagnozzo, sotto le direttive dello sguardo veltroniano che con un occhio guarda la folla e con l’altro indica il nostro striscione affinchè qualcuno intervenga a toglierlo. Lo scagnozzo in questione si rivela essere un poliziotto che ci intima di abbassare lo striscione, minacciandoci di denuncia(per cosa?!?!?!). Noi gli diciamo che può prendersi i nostri documenti ma che lo striscione non scende. Spiazzato passa alle minacce vere e proprie, del tipo:“Ora vado a chiamare qualcuno che ve lo fa tirare giù!”. A parte il fatto che non è più tornato, ma se lui è un poliziotto, chi altro potrebbe mai andare a chiamare più in alto? Forse quelli che menano. Vista la scenata alcune persone ci appoggiano difendendoci e dicendo che non abbiamo fatto nulla per meritare quel trattamento (fortunatamente siamo a Bologna, altrimenti probabilmente le avremmo prese), altre spazientite per la confusione creata ci etichettano in tutti i modi: dal semplice “rompicoglioni” di una giovane quasi in lacrime (pensiamo di rabbia, ricordiamo che volevamo fare solo due domande), al ben più fantasioso “fascisti” di un anziano che muove pure le mani. Certo è bello che a sinistra ci diano dei fascisti e a destra dei comunisti, non si decideranno mai! Noi intanto ci spostiamo verso il lato della sala in modo da non oscurare lo spettacolo alle persone dietro di noi, il tutto molto in silenzio e aspettando il nostro turno, che non arriverà mai.Arriva invece un altro personaggio che ci chiede di abbassare lo striscione iniziando un discorso che va avanti per 20 minuti. La gente si spazientisce e noi cerchiamo di spiegare che non è colpa nostra ma del signore che parla da solo.
Alla fine Giulia riesce a fare le domande a Veltroni, proprio mentre sta uscendo. Gli chiede di spiegare le candidature ambigue presentate dal PD, specialmente quelle in Sicilia di Crisafulli, Cusumano e Cocilovo. Veltroni risponde: “Noi abbiamo un impegno garantista, non ci sono sentenze”. Però i contatti con i mafiosi ci sono, ma secondo lui non è importante. Nessuno di noi pretende di poter mandare in galera eventuali colpevoli: a quello penseranno gli organi competenti; noi pretendiamo invece che le istituzioni siano completamente prive di persone anche soltanto sospettate, o addirittura condannate in vari gradi di giudizio, di avere contatti dubbi o traffici loschi, e che queste sianoallontanate dalla vita politica. Gli stessi politici dovrebbero vigilare affinchè sia rispettato un rigido codice morale: è l’unica occasione di credibilità che gli rimane.Ricordiamo che una volta entrati in Parlamento questi signori godono dell’immunità e non possono più essere toccati (appunto gli “intoccabili”); i loro reati potrebbero cadere in prescrizione, o peggio venir depennati con una legge, magari approvata da loro stessi. La storia insegna.
 Insomma, Veltroni può benissimo dire che non ci sono le sentenze, facendoli entrare in Parlamento non ci saranno mai, è una semplice scusa che usano davanti ai cittadini per evitare di dare spiegazioni, ricordiamo che uomini come Borsellino affermarono che non c’è bisogno di una sentenza per allontanare da cariche istituzionali una persona anche se solo sospettata di rapporti con esponenti mafiosi.
 Le persone comuni condannate, anche solo in primo grado, incontrano molte restrizioni a livello di vita pubblica, questo non vale certo per i protetti, che anzi possono tranquillamente “scontare” la loro pena in Parlamento.
Pietro

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