Casini e il solito scudo… d’ipocrisia

20 Mar

 

“Ora l’equivoco su cui spesso si gioca é questo, si dice: quel politico era vicino al mafioso, quel politico é stato accusato di avere interessi convergenti con l’organizzazione mafiosa, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico é un uomo onesto. E NO! Questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale. Può dire beh ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria, che mi consente di dire quest’uomo é mafioso. Però siccome dall’indagine sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioé i politici, cioé le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, cioé i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi, che non costituivano reato, ma erano o rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si é nascosti dietro lo “schermo” della sentenza e detto: questo tizio non é mai stato condannato, quindi é un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che é disonesta, che non é stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’é il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia e non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al proprio interno di tutti coloro che sono raggiunti, ovunque, da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reato.”

Paolo Borsellino (26 gennaio 1989).

Citare frasi di vittime della mafia a un comizio elettorale è sempre così fastidiosamente fuoriluogo…

Chissà perché…

Finchè sono i militanti a dirtelo, non fa né caldo né freddo.. ma quando a ribadirtelo é anche una giornalista a fine serata, si capisce proprio che l’informazione così come oggi noi la conosciamo è proprio diventata il cane da compagnia del potere anziché essere quello da guardia

Martedì 18 Marzo Pierferdinando Casini ha pensato bene di venire a Bologna a presentare le sue liste piene, dove spiccano numerosi nomi di persone che hanno frequentato boss o altri esponenti legati a Cosa Nostra. Ovviamente non potevamomancare e non porgli qualche domanda in merito, fuori copione come sempre, anche perchè ci diverte vederli improvvisare nel loro vero ruolo di scarsi teatranti.

Già perchè, fermo restando l’Art. 27 della Costituzione – secondo cui “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva” – , ci sono fatti che per un politicoche deve legiferare in Parlamento, sono gravi a prescindere dall’accertamento di responsabilità penale. C’è qualcosa di profondamente anomalo – sempre in base a quel famoso rigido codice morale a cui dovrebbero attenersi – se deputati o senatori frequentano importanti esponenti mafiosi, anche la magistratura dovesse poi stabilirne l’assoluzione in sede processuale. Lo Stato dovrebbe combattere la Mafia e i suoi rappresentanti dovrebbero invece guardarsi dall’incontrarne i boss.

Invece il “cattolico mentolato” non ci trova niente di anomalo. Trova invece anomalo e “provocatorio” l’atteggiamento di chi si preoccupa ancora di legalità ed esercitando un suo diritto, gli chiede chiarimenti sulle candidature che ha proposto.

Quando infatti, dopo esser stati tenuti d’occhio tutta la serata, ci avviciniamo e cominciamo a parlare di Salvatore Cuffaro, Calogero Mannino, Saverio Romano, Casini si gira dall’altro lato e chiede un’altra domanda ai giornalisti.

La cosa preoccupante non è molto il suo atteggiamento, simile purtroppo a quello di tanti altri politici, quanto l’impassibilità dei giornalisti di fronte a tutto questo. Tutti pendevano dalle sue labbra per strappargli una dichiarazione sulla 194 o sull’Alitalia, così come tutti han fatto orecchie da mercante di fronte alla nostra domanda e han proseguito dritti: alcuni al termine si sono pure lamentati per avergli impedito di fare altre domande. Inutile ricordargli che se tutti i giornalisti avessero la schiena dritta, forse non saremmo in questa situazione e noi avremmo più tempo per fare altro nella vita.

Comunque Casini alla fine risponde con il solito argomento “fallace” (si invita il lettore a rileggere le parole di Borsellino dopo la dichiarazione di Casini per chiarirsi le idee):

“Noi non facciamo fare le liste alla magistratura…” .. “c’è un articolo della Costituzione che dice che gli imputati sono considerati innocenti fino a sentenza definitiva”…

Abbiamo terminato la serata distribuendo volantini, nonostante le solite minacce rituali ricevute dagli organizzatori, che dobbiamo riconoscere rinnovano continuamente il repertorio; non vi preoccupate sappiamo che fuori dalle vesti da comizio siete persone diverse, almeno speriamo, di una cosa siamo sicuri: non siete uomini liberi.

Rob

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