Proprietà di resistenza al taglio

26 Nov

Il contestato decreto 133/2008, meglio conosciuto come Decreto Tremonti-Gelmini, prevede, come ben sappiamo, un gran TAGLIO DELLE RISORSE ECONOMICHE AGLI ATENEI.

  • – 63.5 milioni di euro per l’anno 2009
  • – 90 milioni di euro per l’anno 2010
  • – 316 milioni di euro per l’anno 2011
  • – 417 milioni di euro per l’anno 2012
  • – 455 milioni di euro a decorrere dell’anno 2013

Una potatura indiscriminata e cieca alle teste del paese per salvare le chiappe ad una società politica che scialacqua ogni entrata peggio di un vaso delle Danaidi.

Per sopperire a questo salasso, lo Stato ha tuttavia concesso alle università di trasformarsi in FONDAZIONI DI DIRITTO PRIVATO. In quanto tali, non soggiaciono più a leggi statali che fissano il tetto massimo alle tasse. Per cui ognuna farà da sé, facendo dell’università “pubblica” un appannaggio esclusivo di chi se la può permettere.

Si formerebbero Università di serie A e di serie B,in base alle disponibilità economiche degli studenti e quindi titoli di studio dal differente peso. A rimetterci, come sempre, è la base della piramide. ( “E io pago…”)

Sempre alla disperata ricerca di sovvenzioni per sopravvivere a questa legge-cappio le università sarebbero costrette a cercarsi degli sponsor ossia verrebbero finanziate da enti privati.. In questo modo sarebbero le ricerche a venir danneggiate pesantemente, non più spinte dal puro interesse culturale e sociale, ma dall’interesse dello sponsor che sborsa i quattrini.

Ma la Repubblica non promuoveva lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica? (art.9)

In poche parole…l’istruzione italiana viene ridotta così ai minimi termini, accessibile solo ad una élite, castrata nei suoi punti di forza, nel progresso,nella libera ricerca e nel libero insegnamento, arretrata, arretrante e sempre meno competitiva. Una prostituta che balla per un paio di monetine.

Agli studenti,si sa, piace ballare, ma solo nelle discoteche, non sulle lame del rasoio.

In tutta Italia, accompagnati da professori, maestri e ricercatori, gli universitari sono scesi nelle piazze a manifestare la loro opinione su questo governo dalle forbici facili. E così pure in Bologna. Attraverso i mezzi della protesta, del corteo, delle lezioni in piazza cercano esasperatamente di far valere un loro diritto costituzionale, il diritto allo studio.

Qui Bologna Libera, anche in questo caso,era lì. Presente per riprendere, sostenere e riportare testimonianza verace dei sentimenti di un popolo che ancora una volta si trova a combattere contro una politica sorda al benessere dei cittadini ma che in compenso, per i propri interessi, ci vede benissimo.

Immergendosi fra gli studenti in protesta ne si evince una società desiderosa di cambiamento e di rispetto. Non certo un popolo di violenti e facinorosi, di gente che occupa le facoltà perchè non ha voglia di far lezione. Niente di tutto questo. Niente di tutto quello che i telegiornali vogliono farci credere. Vedere per credere. L’onda di protesta è spinta soprattutto da gente comune e abbastanza assennata da non cercare la provocazione con la polizia e la violenza. Al contrario si tratta di un popolo giovane e aperto al dialogo, che ci tiene alla propria cultura personale, all’istruzione e al rispetto dei propri diritti. Lo dimostra l’affluenza alle lezioni in piazza, alle conferenze e alle assemblee anche quando si tengono fuori dall’orario scolastico; lo dimostra la ricerca al dialogo con il Rettore e il desiderio di conoscere veramente cosa si sta organizzando alle loro spalle giocando con il loro futuro e con il futuro dei loro figli.

Ed è un popolo ancora abbastanza vivo da puntare i piedi, arrabbiarsi e protestare,finanche a bloccare il traffico, quando viene preso calci..

Forse è proprio questo essere ostinatamente ancora vivi e soggetti pensanti che i politici fa arrabbiare tanto.

Il decreto 133 è la risposta.

Giacomo

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